Barca Pulita – Home

 

In due, su una barca a vela, siamo andati a cercare in mezzo agli oceani quelle isole dove non arriva nessuno, le coste lontane, gli angoli remoti e le nicchie più improbabili del pianeta.

Siamo andati, insomma, nei luoghi dove è difficile arrivare. In 18 anni di navigazione e di ricerca abbiamo visto tante cose. Abbiamo incontrato le balene, abbiamo nuotato con gli squali, abbiamo vissuto con popoli primitivi e gentili, e abbiamo passati mesi sulle isole deserte.

Abbiamo avuto momenti intensi ed altri tristi, ci siamo esaltati come mai avremmo pensato, e ci siamo stancati fino al limite della resistenza. Di certo non ci siamo mai annoiati. Il nostro lavoro è diventato quello di raccontare ciò che scopriamo nel mondo.
Lo raccontiamo con i libri, con i filmati per la televisione, e lo raccontiamo in questo piccolo sito. Se vi interessa schiacciate i bottoni. Non ci sono sponsor nascosti pronti a saltarvi addosso appena vi distraete.

Il sito di Barca Pulita esiste solo per il piacere di raccontare e per la piccola pretesa di contribuire, in minima parte, alla conservazione di qualche angolo del nostro pianeta.


La storia di oggi


Isole Chagos - Oceano Indiano Sub equatoriale

Isole Chagos - Oceano Indiano Sub equatoriale

Isole Chagos - Oceano Indiano Sub equatoriale

Un piccolo arcipelago nel cuore dell’oceano Indiano, sotto l’equatore, 600 miglia a sud delle Maldive, 1500 a ovest dell’Africa e 3000 ad est dell’Australia. Scoperte da una nave portoghese intorno al 1500, furono subito dimenticate e per un po’ scomparvero addirittura dalle carte geografiche fino a che, nel diciottesimo secolo, la Francia non le riscoprì e decise di annettersele.  Vennero colonizzate da uno sparuto gruppetto di lebbrosi e lavoratori della copra, gente che proveniva da Mauritius e che per generazioni visse sugli atolli in pace e serenità, non accorgendosi nemmeno che nel 1814, a margine di una trattativa tra le grandi potenze di allora, tutto l’arcipelago entrò a far parte dell’impero britannico. La gente alle Chagos era isolata dal resto del mondo e distante anni luce dall’Europa, che a seconda del momento storico ne cambiava il destino sulla carta.

Si arrivò così al XX secolo e all’inizio degli anni 70, quando gli americani decisero di costituire una base navale strategica in qualche luogo nel cuore dell’Oceano Indiano. I militari volevano impiantare una postazione in un posto isolato e disabitato, per essere sicuri che non ci fosse il pericolo di agenti dei servizi segreti di oltre cortina insediati sul territorio. Un luogo che rispondeva alle loro esigenze era l’atollo di Diego Garcia, il più meridionale degli atolli delle Chagos.

I 2000 creoli che vivevano alle Chagos ormai da più di 5 generazioni, furono deportati in blocco a Mauritius e Diego Garcia venne trasformata in una modernissima base militare. Da allora le altre isole dell’arcipelago sono rimaste disabitate. La paranoia spionistica che aveva spinto i militari a farle evacuare si rivelò col tempo esagerata. Gli atolli sono lontanissimi da Diego garcia. In mezzo ci sono centinaia di miglia di oceano, con onde e bassofondo. Col tempo gli atolli vennero dimenticati anche dai militari e la natura, lasciata a se stessa, si è riappropriata del territorio. Le abitazioni dei coloni sono state soffocate dalla jungla e le lagune sono tornate ad essere un tripudio di vita e di colori.

Isole Chagos - Oceano Indiano Sub equatoriale

Isole Chagos - Oceano Indiano Sub equatoriale

 E’ mattino. La luce che ci accoglie é quella di un'alba radiosa e di un  cielo limpido come non mai. Sotto il sole, la laguna calma risplende di riflessi dorati.

La Barca Pulita è ancorata su 35 metri di profondità. Il fondo del mare, sotto di noi, é  tappezzato di coralli enormi e rigogliosi come non ho mai visto. Coralli a foglia, a cupola, a guglia. Rami, pinnacoli, sfere di corallo molle ricoprono il terreno senza lasciare libera la pur minima parte. Scendo con le bombole a controllare l’ancora. La catena serpeggia tra le madrepore, passa tra due pinnacoli, si adagia in un avvallamento, e gira attorno a due enormi massi di corallo cervello fino alla marra che giace alla base di un corallo a ventaglio, col gambo grande come un tronco. Lì vicino una tridacna gigante, grande come un uomo, lascia sbordare i lembi del mantello blu fino a ricoprire i bordi delle sue valve a forma di foglia. Mi avvicino. La stuzzico con cautela, toccando col dito uno dei lembi carnosi del mantello. Le valve enormi si chiudono di scatto, emettendo un getto d'acqua che mi sposta di lato. Provo a smuoverla. Non é ancorata al fondo, come le sue compagne più piccole, ma é cosi pesante che non riesco nemmeno a sollevarla.

A terra individuiamo un moletto di blocchi di corallo costruito dai vecchi abitanti. Ormeggiamo il gommone e ci diamo da fare per pulire un pesce che abbiamo pescato nel breve tragitto dalla barca all’isola. Pochi secondi e nell’acqua si materializza una testa mostruosa seguita da un corpo grosso come quello di un’anaconda. E’ una murena gigante, uscita dalla tana per venire a prendere i resti del nostro pesce. Glieli diamo volentieri, e da allora, ogni volta che peschiamo un pesce, veniamo a pulirlo qui, nello stesso punto, per il piacere di vederla comparire, puntuale e tranquilla come un vecchio amico, per afferrare la sua parte con uno scatto e rotolare via con un movimento che la porta a scomparire in qualche anfratto sotto il moletto.

Ogni giorno scendiamo su di un’isoletta diversa tra quelle che si allineano sul perimetro dell’atollo. C’è tanto da scoprire. Bighelloniamo senza metodo, fermandoci a guardare quel che capita: le murene piccole che stanno in agguato nelle pozze di marea, le migliaia di paguri che al tramonto procedono dalla spiaggia verso il sottobosco, le mante e le razze che incrociano nell'acqua bassa a pochi metri da noi, sfarfallando con i lembi del mantello, e i granchi del cocco, enormi, con le chele in grado di mozzare il dito di un uomo. Ogni tanto troviamo una palma che è cresciuta storta e che si lascia scalare e ci consente di raccogliere le noci di cocco non ancora mature. Contengono un’acqua più frizzante delle altre e una polpa gelatinosa che si può mangiare col cucchiaio. Le noci mature, invece, sono per terra a migliaia. Basta metterle nel gommone e portarle in barca. Abbiamo imparato a mangiarle in tutte le occasioni, a friggerne la polpa, a tagliarla sottile per accompagnare l'aperitivo, e a grattarla per ricavarne un liquido bianco che va benissimo per condire e cucinare. Abbiamo anche deciso di mangiare il nucleo spugnoso delle noci che sono sul punto di germinare.

“Dai, approfittiamone, deve essere pieno di vitamine e di sali minerali”

“E tu come lo sai?”, chiede Lizzi.

“Beh, si dice sempre così. Come i germogli di soia, dev’essere più o meno la stessa cosa. ”

Intanto intorno alla barca si é venuto a raccogliere un branco di Platax. I primi giorni erano pochi, ma col passare dei giorni la notizia si deve essere diffusa e il gruppo é cresciuto. Sono attirati dai nostri scarti e mangiano qualsiasi rifiuto gettiamo in acqua: pezzi di pane, avanzi di minestra, resti di granchio. Hanno anche imparato a radunarsi ogni volta che ci vedono apparire sul ponte, proprio come fanno le galline quando vedono il contadino uscire sull’aia col mangime, e restano li in attesa, pronti a precipitarsi appena gettiamo qualcosa, salvo andarsene indispettiti quando si tratta di bucce di banana, o di gusci d'uovo. Ma la cosa che li fa letteralmente impazzire sono, haimé, gli scarichi della nostra toilette! E così mi  é passata la voglia di fiocinarli.

Hanno il corpo a forma di rombo e la pinna dorsale altissima, a ventaglio. Tra corpo e pinna sono alti più di mezzo metro, e quando scendiamo in acqua per filmarli siamo intimoriti. Passo due ore a riprenderli, mentre Lizzi, circondata  da una nuvola di pesci libera nell'acqua briciole di pane vecchio. La sua figura minuta circondata da questi pesci enormi che sembrano svolazzarle attorno é impressionante. Smettiamo solo quando uno di loro, nell'entusiasmo, morde anche la mano di Lizzi, lasciandole nel polso i segni dei denti sottili e affilati.