Barca Pulita – Home

 

In due, su una barca a vela, siamo andati a cercare in mezzo agli oceani quelle isole dove non arriva nessuno, le coste lontane, gli angoli remoti e le nicchie più improbabili del pianeta.

Siamo andati, insomma, nei luoghi dove è difficile arrivare. In 18 anni di navigazione e di ricerca abbiamo visto tante cose. Abbiamo incontrato le balene, abbiamo nuotato con gli squali, abbiamo vissuto con popoli primitivi e gentili, e abbiamo passati mesi sulle isole deserte.

Abbiamo avuto momenti intensi ed altri tristi, ci siamo esaltati come mai avremmo pensato, e ci siamo stancati fino al limite della resistenza. Di certo non ci siamo mai annoiati. Il nostro lavoro è diventato quello di raccontare ciò che scopriamo nel mondo.
Lo raccontiamo con i libri, con i filmati per la televisione, e lo raccontiamo in questo piccolo sito. Se vi interessa schiacciate i bottoni. Non ci sono sponsor nascosti pronti a saltarvi addosso appena vi distraete.

Il sito di Barca Pulita esiste solo per il piacere di raccontare e per la piccola pretesa di contribuire, in minima parte, alla conservazione di qualche angolo del nostro pianeta.


La storia di oggi


Socotra - Corno D'Africa

Socotra - Corno D'Africa

Socotra - Corno D'Africa

Socotra compare con la luce del mattino, immobile in un mare immobile. Una montagna arida con la vetta tronca,  piatta come fosse stata piallata da un gigante. Il cappuccio di nuvolette bianche che la sovrasta cambia forma in continuazione, segno che ci deve essere  vento dall’altro lato dell’isola. Ma neppure un soffio di quel vento riesce a scendere fino a noi, che navighiamo pianissimo, in una calma totale, sotto un cielo limpido e immobile. Questa isola è conosciuta da chi naviga come un posto da evitare. Le navi passano alla larga perché il monsone può sollevare un mare impossibile, con onde di oltre sei metri. Le barche come la nostra la evitano perché ci sono storie di legni assaltati e di equipaggi massacrati. Così da almeno cinquant’anni non ci è più passato nessuno.

La costa sembra deserta, il silenzio è assoluto, e noi siamo nervosi.

Compaiono baie e promontori. Compaiono spiagge, dune di sabbia gialla e costoni rocciosi. Tutto deserto però, e tutto fermo. Noi siamo stanchi. Per tredici giorni e tredici notti abbiamo navigato per portarci lontano dalle coste dello Yemen e della Somalia, entrambe coinvolte nelle loro guerre civili. Abbiamo seguito da lontano la costa somala, restando fuori vista di giorno e avvicinandoci un poco la notte, per tentare di sfruttare il vento dovuto alla brezza di terra. Poi, all'altezza del capo Guardafui la costa Somala è terminata, e l'Africa con lei. Siamo entrati in oceano e abbiamo trovato un mare irregolare e confuso, con onde ripide e riccioli imprevedibili che ci ruzzolavano addosso da tutte le direzioni. Ci sono voluti ancora tre giorni per arrivare sin qui, e solo stanotte il cessare del vento e delle onde ci ha annunciato prima ancora di vederla la presenza dell'isola.

Siamo stanchi e incerti, e non sappiamo cosa dobbiamo aspettarci da questa terra. Nella luce cruda del mattino, di fronte a una costa sconosciuta, soli, mentre aspettiamo di avvistare qualche cosa, o qualcuno, abbiamo perso il gusto dell'avventura.

“E se tirassimo dritto?”

Basterebbe un gesto, per cambiare rotta. Una leggera rotazione della barra, un aggiustamento delle vele, e potremmo essere di nuovo al largo, come se Socotra non fosse mai esistita.

“No, dai, non prendiamo decisioni affrettate. Avviciniamoci ancora.”

Compare un promontorio di sabbia scura. E a terra mi sembra di scorgere le rovine di una roccaforte! Guardo col binocolo. Non sono rovine e non c’è roccaforte. Sono montagnole di sassi, con dei buchi. Mi rendo improvvisamente conto che ci sono bambini nudi e donne vestite di giallo. E' un villaggio. Ma non un albero, non un cespuglio, non una strada. Solo buche nelle rocce, e case fatte di rocce ammonticchiate. E in mare, sul prolungamento del promontorio, sono comparse le canoe.

"Andiamo a vedere?" ci guardiamo indecisi.

"Non avremo paura di 4 poveri pescatori in canoa?"

Rallentiamo , avvicinandoci piano. Le canoe sono nere vecchie e screpolate come i loro occupanti. Ciascuna contiene due pescatori, che si tuffano a turno, e raccolgono qualche cosa dal fondo.

Socotra - Corno D'Africa

Socotra - Corno D'Africa

Uomini neri e nudi, tranne uno straccio sulle anche. Magrissimi. Volti africani. Il primo che arriva fa un gesto inequivocabile, battendo la mano sullo stomaco incavato all’indentro: fame. Abbiamo del pane, ancora da Gibuti, durissimo, e che odora di muffa, dopo dieci giorni chiuso in un gavone. Ma lo mangiano con soddisfazione. Il formaggio invece, di cui ci priviamo malvolentieri, li trova diffidenti. Se lo passano da una mano all’altra, da una canoa all'altra, indecisi. Finalmente uno lo assaggia, e lo risputa, mettendo in evidenza l’unico dente giallo che è rimasto attaccato alle gengive.

Il fondo delle canoe è pieno di ostriche, più grosse del palmo di una mano, che sono la causa del loro continuo tuffarsi e rituffarsi.  Invece di offrircene qualcuna chiedono ancora pane, e quando facciamo intendere che non ne abbiamo chiedono soldi.

"Flus, flus, flus, bachscisc, bachscisc....." ripetono tutti assieme in una specie di coro cantilenante che fa accapponar la pelle.

Non sono minacciosi, ma neanche amichevoli. Stanno in piedi nella canoa, aggrappati alla nostra battagliola, ripetendo "Flus..Flus, bachscisc......"

Altre canoe stanno arrivando, direttamente dal villaggio, con gli occupanti che cominciano a gridare appena sono a portata di voce.

“E meglio andare, Carlo, prima che diventino troppi”

Non abbiamo trovato i pirati a Socotra, e nemmeno il loro ricordo.

Nella baia di fronte al villaggio di Hadiboo le canoe dei pescatori ci scivolano vicine silenziose deviando solo di poco per vedere da presso la nostra barca, ma gli occupanti tengono la testa bassa. Di giorno il caldo è insopportabile. La temperatura supera i 40 gradi e l'aria, senza vento, diventa irrespirabile. Nelle poche ore di fresco dopo l'alba e prima del tramonto, scendiamo a terra, con rapide escursioni, per cercare di capire qualche cosa di più.

Case aspre e grigie, come i massi della montagna con cui sono

costruite. La cosa più interessante dell'isola è il suo mare che pullula di pesci come non ho mai visto in nessuna altra parte del mondo. I pescatori gettano le reti direttamente da riva, e le ritirano colme di sardine. Poi ci sono strani alberi senza foglie, con il tronco a piramide coperto da una corteccia liscia e quasi vellutata.

A Socotra vivono due razze. Quelli del mare e quelli della montagna. I primi sono arabi. Approdati durante questo millennio parlano una lingua affine all'arabo e sono mussulmani. Sulla montagna vivono i discendenti degli antichi abitanti dell'isola. Una razza dalle origini oscure, con una propria lingua e una propria religione. Questo almeno, è ciò che ci racconta il Mudir, una specie di sultano dell'isola che ci fa da anfitrione. Lizzi vorrebbe salire sui monti a cercarli, ma la baia dove abbiamo ancorato è troppo aperta al vento. Se il tempo cambiasse la barca finirebbe sugli scogli. Non abbiamo il cuore di rischiare, e ripartiamo dopo neanche una settimana.