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Mare vuoto - Oceano Pacifico

Mare vuoto – Oceano Pacifico

Per tutta la notte la Barca Pulita ha camminato per conto suo. Di bolina, senza virare mai, senza mai perdere la rotta, piano piano, col rumore dolce e costante dello scafo che scivolava tra le onde e il ronzio discreto del generatore eolico che faceva il suo lavoro di ricaricare le batterie con l’energia del vento. Noi ce la siamo presa comoda, dormicchiando quasi tutto il tempo, e alzandoci solo di tanto in tanto a dare un’occhiata, tanto eravamo in mare aperto, senza traffico, senza isole, senza navi.

Da oggi però dobbiamo stare attenti. La costa della Papua Nuova Guinea è ancora lontana ma stiamo per incontrare una catena di isolette e di atolli. Si chiamano isole Admiralty e non sappiamo molto di loro perché non sono prese in considerazione in nessuno dei libri di cui disponiamo. Anche le carte nautiche sono approssimative e c’è scritto di fare attenzione perché può capitare che la posizione reale di un’isola sia diversa da quella indicata sulla carta.

Alle 10 avvistiamo Sumasuma e Similan, le appendici esterne di un grande atollo che si chiama Ninigo. Nel frattempo il vento gira progressivamente ad Est e la nostra rotta da est che era gira verso Nord. Probabilmente tra un pò saremo costretti a virare e allora la barca non camminerà più’ così bene perché si troverà con l’onda in prua invece che sul fianco.

Alle 10.30 il vento gira ancora e decidiamo di virare. Alle 11.15 viriamo di nuovo, ma c’è poco vento, abbiamo l’onda in prua e la barca fatica a tenere la rotta. Ci sono dei temporali in giro. Il cielo si è fatto scuro. Forse ci fermeremo nell’atollo di Ninigo, che è a 11 miglia, o forse potremmo proseguire per il prossimo atollo che è a 60 miglia. Sappiamo così poco di tutti e due. Ci lasceremo guidare dal vento. Intanto un acquazzone si avvicina. Noi ci siamo preparati riducendo le vele al minimo ed ammainando il fiocco.

Mare vuoto - Oceano Pacifico

Mare vuoto – Oceano Pacifico

Alle 11.45 il temporale arriva con il solito putiferio di vento forte e pioggia scrosciante. Dura solo dieci minuti e subito dopo schiarisce, ma già se ne profila un altro verso prua. Ne approfittiamo per pranzare: formaggio che abbiamo conservato ancora dall’Australia, tagliato sottile per farlo sembrare tanto e condito con olio e origano, insieme il contenuto di una lattina di piselli.  Gustiamo il tutto in pozzetto, sotto le raffiche. Il vento è fresco, ma non piove e si sta bene.

A metà del pranzo il vento cambia di colpo. E’ il temporale successivo. Mettiamo il  formaggio in un angolo del pozzetto (speriamo che non si rovesci e non si bagni)  e corriamo ad ammainare le vele. Lizzi il randino, io il randone, poi insieme ammainiamo la trinchetta. La cosa più difficile è legarle sui boma perché scappano via da tutte le parti. Impieghiamo dieci minuti. Ci siamo anche ricordati di non calpestare il formaggio e quando finiamo con le vele finiamo di mangiarlo. Poi corriamo dentro perché sta cominciando a piovere a dirotto. In quadrato, con tutte le aperture ermeticamente chiuse, fa un caldo terribile. Il GPS dice che a secco di tela facciamo un nodo verso Ovest. Poco male, un nodo è solo un miglio all’ora, e nell’ora che durerà il temporale faremo solo un miglio all’indietro. La barca, senza le vele rolla. Pazienza.

Alle 15.00 il vento cala leggermente e issiamo di nuovo le vele. Il cielo è pesante e il vento forte, intorno ai 25, 30 nodi, e contrario. Non sembra il solito temporale, sembra piuttosto una tempestina da Sud Sud Est.

Poco prima del tramonto il cielo si rischiara e facciamo il punto. In dodici ore di fatica, di virate e cambi di vela abbiamo percorso solo 11 miglia. Da fuori arriva un rumore. Corriamo in pozzetto. E’ il rocchetto della traina che è scattato perché un pesce ha abboccato.  E’ un barracuda. Peccato, speravamo in un tonno, o un dorado, ma per la cena andrà bene lo stesso.