Gen 012000
 
Biak - Irian Jaya

Biak – Irian Jaya

Dobbiamo lasciare Biak in fretta e prima del previsto.

Matheus ci ha detto che a Wamena, nell’interno, ci sono dei disordini:

“E’ stata innalzata la bandiera della Papua, i militari hanno sparato e una ventina  di persone sono morte.  A Jaiapura ci sono continue manifestazioni, anche a Sorong.  Ora anche qui, a Biak, stanno arrivando i militari.”

Di questo ce ne siamo già accorti. Oltre alla solita nave rugginosa e sgangherata ancorata in rada, per strada abbiamo visto camionette e jeep militari. Tutte le mattine incontriamo soldati che fanno jogging. Sono a torso nudo, hanno le facce da bambini e le schiene lucide di sudore. Sopra di noi sfrecciano continuamente aerei da caccia, vecchie carrette presumibilmente, ma di sicuro non sono aerei civili. Abbiamo anche visto arrivare un velivolo tipo C130, adibito al trasporto truppe.

Ieri stavamo aspettando di essere serviti nell’unico ristorante decente che abbiamo trovato in tutta Biak. Dopo 10 minuti di attesa, tempo già insolitamente lungo, sono entrati una ventina di militari con la divisa da piloti. Non è più stato possibilie mangiare. Tutto il personale era dedito a loro e dopo mezz’ora di attesa per un piatto di nuddles fritti, ce ne siamo andati.

Poi abbiamo passato il pomeriggio all’ufficio immigrazione per tentare di rinnovare il nostro permesso di soggiorno. Contavamo di estenderlo per due mesi come abbiamo fatto altre volte ma i funzionari sono stati evasivi: c’è bisogno di un’autorizzazione da Jakarta.

Da ieri poi c’è un elicottero che ronza sulla barca a intervalli regolari. Ha cominciato la mattina, mentre stavamo lavorando sottocoperta. Più tardi ci ha controlalto per tutto il tempo che abbiamo passato a scaricare il gommone dalla spesa. E’ tornato nel pomeriggio e stamattina è ancora qui sopra che gira.

Fa impressione pensare che a poche ore di navigazione ci sono villaggi che non hanno luce elettrica non hanno scuole e non hanno ospedali, e vedere contemporaneamente i militari sprecare risorse e cherosene per fare tutti questi giri per aria con gli elicotteri.

Volevamo fare un’ultima ripresa al mercato della frutta e a quello del pesce, ma ci sono troppi soldati per pensare di poter scorrazzare in giro con telecamere e cavalletti. Sono ragazzini, armati e spaventati. Gli abitanti di Biak ostentano palesemente il loro risentimento nei loro riguardi. Ogni volta che siamo su un taxi collettivo e incrociamo una truppa tutti gli occupanti del pulmino lanciano invettive, commentano in malo modo, sputano. I nervi dei ragazzini ventenni potrebbero saltare da un momento all’altro.

Decidiamo di lasciar perdere le riprese al mercato, di rinunciare al rinnovo del visto, di farci timbrare il passaporto e di lasciare  ufficialmente dall’Indonesia. Non ci fermeremo in nessun’altra città della costa, ma solo su qualche isola lontana dove non arrivano nè i militari nè la burocrazia.

Biak - Irian Jaya

Biak – Irian Jaya

La barca è a posto: abbiamo 1000 litri di gasolio nei serbatoi più 100 in quello di giornata, abbiamo 1000 litri di acqua potabile più 100 da bere, abbiamo 3 chili di riso, 3 di farina, 5 di pasta, 3 di zucchero, cus cus, lenticchie e fagioli secchi, verdura e frutta in scatola, 20 scatolette di tonno, 20 pacchi di pan carre, biscotti secchi, crakers, cacao, te, caffe solubile, latte, altre bazzecole di poco conto, ma che in navigazione hanno l’enorme pregio di variare i gusti e di migliorare la vita. La cosa più importante però sono i rimasugli della scorta che ci eravamo fatti in Australia a Giugno e che ci siamo centellinati e lasciati apposta per questo tratto di navigazione: 8 piccoli camambert in scatola, un pacco di formaggio plasticoso tipo olandese, 4 confezioni di formaggio da spalmare,  3 pacchi da 20 di sottilette, un pezzo di grana sottovuoto che ha sfidato la dogana australiana, dei wurstel in scatola, due paté di prosciutto  e meraviglia assoluta, un trancio di spek che avevamo perso di vista e abbiamo ritrovato riordinando il frigorifero.  Tutto il ben di Dio di verdura e frutta fresca che ci siamo procurati al mercato lo abbiamo sistemato negli appositi cassetti di prua. Ogni singolo pezzo è stato ispezionato e pulito per prevenire marciscenze puzzolenti e per evitare di riempire la barca di bestie. Anche in navigazione dovremo tenere il nostro patrimonio sotto controllo, per farlo durare il più a lungo possibile. Stamattina poi ci siamo procurati 50 uova. Il segreto per mantenerle per tanto tempo è quello di cospargerle di vaselina e renderle così perfettamente impermeabili all’aria.

Ci aspetta una navigazione di 2000 miglia intorno alla Papua Nuova Guinea prima di arrivare in Australia sulla Grande Barriera corallina. Ci vorrà qualche mese. Ci fermeremo solo su isole lontano dalla costa dove difficilmente riusciremo a trovare altri rifornimenti, e dobbiamo fare in modo di essere autossuficienti.

Gen 012000
 
Navigazione - Oceano Pacifico. Al largo delle isole Padaido

Navigazione – Oceano Pacifico. Al largo delle isole Padaido

Ore 07.30

Siamo di nuovo in mare. Partiti, e stavolta definitivamente dall’Irian Jaya. Siamo usciti a motore dall’atollo di Padaido ed abbiamo messo la prua verso Est. C’è poco vento e procediamo a motore, per allontanarci dal gruppo di isole e isoline che formano l’arcipelago. Poi vedremo. Ci aspettiamo di trovare poco vento, perché viaggeremo al limite dell’equatore dove di vento ce ne è sempre poco. Oltre tutto siamo in autunno, nel periodo di transizione tra il mondone di Sud Est e quello di Nord Ovest, caratterizzato da brezze deboli e variabili, inframmezzate da calme e temporali. La strada che dobbiamo fare è enorme. Ottocento miglia fino ai primi atolli della Papua Nuova Guinea. Ottocento miglia da li all’arcipelago della Luisiade, e infine ottocento miglia dalla Luisiade alla costa dell’Australia. Totale 2400 miglia. L’equivalente della traversata di un oceano. Se ci fosse vento, come c’è sempre quando si attraversa un oceano ci vorrebbero una ventina di giorni. Senza vento le distanze si dilatano e tutto diventa incerto.

Navigazione - Oceano Pacifico. Al largo delle isole Padaido

Navigazione – Oceano Pacifico. Al largo delle isole Padaido

Abbiamo deciso di passare larghi dalla costa della Papua Nuova Guinea. Non possiamo fermarci nelle città perché non abbiamo nè il visto d’entrata nè il  permesso di navigazione (il posto dove avremmo potuto ottenere questi documenti era Jaiapura, ma con i disordini in atto abbiamo deciso di non fermarci). Non abbiamo nemmeno tanta voglia di sostare nei villaggi lungo la costa perché un nostro amico francese, Bernard, un paio d’anni fa, proprio in uno di questi villaggi sulla costa Nord della Papua, di notte, è stato assaltato da un gruppo di indigeni. Se l’è cavata solo per la presenza di spirito di sua moglie che, sentendo il trambusto, è uscita in coperta ed ha puntato una pistola e un faro alogeno dritti negli occhi degli aggressori. Certo, sono cose che possono capitare, e il fatto che una volta sia capitato non vuol dire che debba succedere anche a noi.

Sta di fatto che abbiamo deciso di navigare al largo, e di fermarci solo sugli atolli e sulle isole lontane, che poi, di solito, sono anche i più’ interessanti.

 Oe 12.00 E’ arrivato il vento. Niente di speciale, è un venticello leggero da ovest, ma ci fa camminare a 4 nodi e conferisce alla superficie del mare un bel colore blu spezzato con piccolissimi screzi di bianco. La giornata è bellissima. Il cielo è terso come non ne abbiamo visto da settimane. Siamo soli e la barca cammina col vento. Cosa chiedere di più?

 Ore 18.00 Il vento dura ancora. Le isole Padaido sono scomparse. I monti della Papua sono lontani, a Sud. Il sole tramonta ed il cielo ad Ovest porta il suo ricordo con infinite sfumature di azzurro pastello. Dall’altra parte, la luna, al primo quarto fa già brillare una strisciolina di mare d’argento. Che bello! Lizzi prepara una pastasciutta con le melanzane che abbiamo ancora da Biak ed una delle ultime scatole di pelati. Qualche cosa va storto e la pastasciutta sembra una specie di minestra, ma è buona lo stesso. Il vento tiene e noi ceniamo in pozzetto, al buio, con la luna che tramonta,  chiacchierando tranquillamente.