Gen 012000
 
Navigazione - Oceano Pacifico. Al largo delle isole Padaido

Navigazione – Oceano Pacifico. Al largo delle isole Padaido

Ore 07.30

Siamo di nuovo in mare. Partiti, e stavolta definitivamente dall’Irian Jaya. Siamo usciti a motore dall’atollo di Padaido ed abbiamo messo la prua verso Est. C’è poco vento e procediamo a motore, per allontanarci dal gruppo di isole e isoline che formano l’arcipelago. Poi vedremo. Ci aspettiamo di trovare poco vento, perché viaggeremo al limite dell’equatore dove di vento ce ne è sempre poco. Oltre tutto siamo in autunno, nel periodo di transizione tra il mondone di Sud Est e quello di Nord Ovest, caratterizzato da brezze deboli e variabili, inframmezzate da calme e temporali. La strada che dobbiamo fare è enorme. Ottocento miglia fino ai primi atolli della Papua Nuova Guinea. Ottocento miglia da li all’arcipelago della Luisiade, e infine ottocento miglia dalla Luisiade alla costa dell’Australia. Totale 2400 miglia. L’equivalente della traversata di un oceano. Se ci fosse vento, come c’è sempre quando si attraversa un oceano ci vorrebbero una ventina di giorni. Senza vento le distanze si dilatano e tutto diventa incerto.

Navigazione - Oceano Pacifico. Al largo delle isole Padaido

Navigazione – Oceano Pacifico. Al largo delle isole Padaido

Abbiamo deciso di passare larghi dalla costa della Papua Nuova Guinea. Non possiamo fermarci nelle città perché non abbiamo nè il visto d’entrata nè il  permesso di navigazione (il posto dove avremmo potuto ottenere questi documenti era Jaiapura, ma con i disordini in atto abbiamo deciso di non fermarci). Non abbiamo nemmeno tanta voglia di sostare nei villaggi lungo la costa perché un nostro amico francese, Bernard, un paio d’anni fa, proprio in uno di questi villaggi sulla costa Nord della Papua, di notte, è stato assaltato da un gruppo di indigeni. Se l’è cavata solo per la presenza di spirito di sua moglie che, sentendo il trambusto, è uscita in coperta ed ha puntato una pistola e un faro alogeno dritti negli occhi degli aggressori. Certo, sono cose che possono capitare, e il fatto che una volta sia capitato non vuol dire che debba succedere anche a noi.

Sta di fatto che abbiamo deciso di navigare al largo, e di fermarci solo sugli atolli e sulle isole lontane, che poi, di solito, sono anche i più’ interessanti.

 Oe 12.00 E’ arrivato il vento. Niente di speciale, è un venticello leggero da ovest, ma ci fa camminare a 4 nodi e conferisce alla superficie del mare un bel colore blu spezzato con piccolissimi screzi di bianco. La giornata è bellissima. Il cielo è terso come non ne abbiamo visto da settimane. Siamo soli e la barca cammina col vento. Cosa chiedere di più?

 Ore 18.00 Il vento dura ancora. Le isole Padaido sono scomparse. I monti della Papua sono lontani, a Sud. Il sole tramonta ed il cielo ad Ovest porta il suo ricordo con infinite sfumature di azzurro pastello. Dall’altra parte, la luna, al primo quarto fa già brillare una strisciolina di mare d’argento. Che bello! Lizzi prepara una pastasciutta con le melanzane che abbiamo ancora da Biak ed una delle ultime scatole di pelati. Qualche cosa va storto e la pastasciutta sembra una specie di minestra, ma è buona lo stesso. Il vento tiene e noi ceniamo in pozzetto, al buio, con la luna che tramonta,  chiacchierando tranquillamente.

Gen 012000
 
Navigazione - Pacifico Occidentale

Navigazione – Pacifico Occidentale

Abbiamo navigato tranquillamente tutta la notte con vento leggero da Nord, niente temporali, nessuna nave in vista e nessuna terra all’orizzonte. E stamane, all’alba, il sole si è alzato su un orizzonte infinito, con il cielo sereno e milioni di nuvolette bianche che si accumulavano sull’orizzonte. Cosa chiedere di più?

Per colazione abbiamo mangiato l’ultimo pezzo di pesce affumicato. A pranzo ci sarà frutta, e stasera la verdura, una incredibile quantità di papaie e di ananas, e poi patate dolci, zucche, taro, banane, lime. Purtroppo queste cose con il caldo non dureranno, e quando saranno finite dovremo tornare al nostro regime standard con pasta e riso, verdure in scatola, fagioli secchi, lenticchie eccetera. Certo di famme non morremo, ma chissà perchè, sempre più spesso parliamo di gelati, di panini col salame, di cioccolato… ma da quanto tempo siamo in mare?

La strada che ci manca da fare è enorme. Da qui dove siamo ora, al largo della Papua Nuova Guinea, dovremo continuare verso Est per 400 miglia fino a raggiungere un’isola lunga e stretta che si chiama Nuova Irlanda. Superata la Nuova Irlanda dovremo piegare a Sud Est, per altre 650 miglia, fino all’aricpelago della Luisiade, e poi ancora a Sud, per 800 miglia, fino alla grande barriera Australiana e al porto di Gladstone, che è la nostra meta finale.  In tutto fanno milleottocentocinquanta miglia, e con il poco vento che c’è,  impiegheremo trenta giorni, forse quaranta. Lungo la strada è pieno di isole, isolette, atolli. Tutti posti dimenticati,  probabilmente belli, sicuramente interessanti. So già che ci verrà voglia di fermarci qua e la, e sarebbe bello poterlo fare, ma non abbiamo tempo perchè dobbiamo arrivare al largo dell’Australia prima della stagione dei cicloni. In teoria la stagione pericolosa inizia a Novembre, e quindi è già iniziata, ma il rischio che si formi un ciclone aumenta sempre più con il passare dei mesi e diventa altissimo a Gennaio e Febbraio. Be, vedremo.

Navigazione - Pacifico Occidentale

Navigazione – Pacifico Occidentale

Intanto sono arrivate le 11 del mattino. Il vento è finito, il mare è immobile e fa un gran caldo. Accendiamo il motore, ma dopo pochi minuti ne abbiamo abbastanza di stare al timone sotto il sole e decidiamo di spegnere per tuffarci in mare. E proprio mentre la barca rallenta, il meccanismo della traina scatta con un sibilo comincia a srotolarsi. Un pesce! E’ grosso. Lo sento dalla trazione sul cavo, e dopo poco lo vedo da lontano fare enormi salri fuori dall’acqua. E’ un dorado. Lo riconosco subito dalla forma slanciata quando  emerge. E’ un pesce bellissimo (e anche buonissimo), col corpo sottile dotato di una lunga pinna dorsale che dalla testa arriva fino alla coda. Ma la cosa più bella sono i colori: azzurro e verde, con la parte superiore del corpo tutta macchiettata di pallini e di striature dorate bellissime. Quando viene tolto dall’acqua, però, mentre muore, i soui colori scompaiono lasciando il posto ad un colore argenteo uniforme.

Lo tiriamo sottobordo, lentamente, perchè è grosso e combatte aspramente. L’acqua è traparente e comincio a vederlo anche se è qualche metro sotto il livello del mare.

“Hei, ma ce ne è un’altro!”

a quello che ha abboccato, un secondo pesce, identico, nuota a brevissima distanza. Mi vengono in mente cose che ho letto sui dorado che vivono in coppia e che quando se ne pesca uno è facile perscare anche l’altro perchè il compagno non lo lascia fino all’ultimo momento.

Ora sono li, tutti e due, bellissimi, nell’acqua trasparente, e i loro colori sono così intensi da sembrare magici.

Scendo sottocoperta a prendere la telecamera mentre lizzi resta a poppa con la lenza in mano. Intanto la barca si è fermata. Esco e inquadro. Il pesce salta, si agita, e tira come un forsennato. Mi fa pena, e in qualche angolo della mente vorrei lasciarlo libero. Così invece di tirarlo a bordo continuo a riprendere i suoi salti. Finchè quello che doveva succedere succede: il bestione fa un ultimo salto e si libera.

Poi si lascia scivolare verso le profondità del mare, ondulando sulla coda,  e la sua compagna lo segue, due macchie gialle che si fanno piccole nel blu profondo.