Gen 012000
 
Paura di fermarsi - Molucche

Paura di fermarsi – Molucche

Stiamo navigando attraversando le  Molucche. A vederle sulla carta sembrano un labirinto capriccioso di puntini. Puntini grossi e puntini piccoli sparpagliati sul mare enorme e separati da grandi distanze. A vederle nella realtà, dal ponte della Barca Pulita che corre e rolla nelle onde, hanno l’aspetto di terre grigie e irreali, di coste fumose e irraggiungibili al limite lontano di un mare veramente grosso e difficile.

Il fatto è che non sappiamo bene su quale isola fermarci,  e a dir la verità, abbiamo anche un po’ paura.

Le Molucche, oggi,  fanno parte dell’Indonesia, di cui sono una delle province più esterne e dimenticate, ma, nei secoli scorsi, queste isole erano famose perchè erano l’unico luogo dove crescevano la noce moscata e i chiodi di garofano. Olandesi, Inglesi, Portoghesi, si fecero per secoli una concorrenza spietata per commerciare con quelle isole lontane. Le navi, per raggiungerle, affrontavano un viaggio lunghissimo. Molte non tornavano affatto, affondavano per strada, erano preda dei pirati o finivano sugli scogli. Ma quelle che tornavano avevano le stive piene di spezie che a quei tempi, in Europa, servivano per conservare la carne e per mascherarne il sapore cattivo quando si guastava. Una sola nave su dieci che riuscisse nell’impresa portava un guadagno sufficiente a compensare la perdita delle altre.

Poi col passare dei secoli, la coltivazione delle spezie venne tentata anche su altre isole più vicine e più facili da raggiungere e le Molucche, lentamente, scomparvero dalla scena fino a tornare l’arcipelago remoto che erano sempre state.

Negli ultimi anni poi alla difficoltà di arrivarci si è aggiunto il problema della situazione politica che alle Molucche è problematica. Da qualche tempo, tra cristiani e mussulmani è in corso una assurda guerra di religione. I mussulmani per lo più sono i giavanesi mandati dal governo centrale per colonizzare la zona, mentre i cristiani (luterani) sono gli abitanti originali. Per anni le due fedi hanno vissuto in pace e serenità gomito a gomito, ma da quando c’è stato il moto rivoluzionario che ha destituito il dittatore Suarto, qui, come in altri posti, la convivenza tra i due gruppi religiosi è diventata difficile. Non passa giorno da un paio di anni a questa parte che non ci siano morti su entrambi i campi. L’aeroporto di Ambon, la capitale del distretto, è chiuso ai velivoli civili e agli stranieri è sconsigliato se non addirittura vietato fare scalo nella regione.

Paura di fermarsi - Molucche

Paura di fermarsi – Molucche

Penso a queste cose mentre guardo e riguardo la carta nautica in cerca dell’isola giusta per fermarci. Fuori il vento soffia impetuoso come ha fatto per tutta l’ultima settimana. La nostra barca corre sulle onde frantumandole e sollevando schizzi e frangenti. Con le vele ridotte al minimo e in una andatura scomoda e movimentata facciamo fatica a muoverci, a cucinare e a fare qualsiasi altra cosa dentro la barca, ma percorriamo una gran quantità di miglia ogni giorno.

Ieri siamo passati ad Ovest ad un gruppo di isole che si chiamano Kai. A vederle sulla carta veniva proprio voglia di fermarsi: grandi baie riparate, e ampi pezzi di barriera corallina. Ma erano un po’ troppo ad est  e avremmo dovuto stringere la bolina e andare controvento, e col mare che c’è sarebbe stato come andare a sbattere contro un muro di onde, con spruzzi, urti, frangenti, e anche il rischio di rompere qualche cosa. E poi erano anche un po’ troppo grandi, e isole grosse può voler dire grossi centri abitati, e grossi centri abitati può voler dire problemi con la gente. Noi abbiamo deciso di passare lo stesso dalle Molucche ignorando gli avvisi a starne alla larga che ci sono arrivati da tutte le parti, ma per prudenza tenteremo di restare sulle isole più esterne e più piccole, su quelle insomma dove forse la gente non ha avuto nemmeno notizia dei disordini in atto. Morale: abbiamo tirato dritto.

Siamo passati vicino ad un altro gruppetto di isole dal nome invitante: “Pulau Pulau Tiga Saudara”, che in Indonesiano vuol dire “isole sorelle” ma eravamo vicini al tramonto e non c’era luce abbastanza per avvicinarsi e cercare una baia calma per ancorare. Durante la notte abbiamo passato altre isole ancora, e oggi finalmente abbiamo tentato di entrare in un atollo, che si chiama Uran. E’ una struttura di corallo semisommerso che si stende in mezzo al mare per qualche miglio, rompendo le onde e creando zone di acqua riparata. Sognavamo già l’acqua calma e trasparente, la barca finalmente ferma, e la possibilità di ammirare fondali marini probabilmente mai esplorati, perchè gli atolli spesso sono del tutto disabitati.

Ma era destino che non ci si dovesse fermare: a 10 miglia dall’arrivo il tempo è cambiato. Il cielo si è rapidamente rannuvolato e il vento è ulteriormente aumentato. Per trovare la strada tra i coralli di un atollo è essenziale avere il sole che metta in evidenza i pericoli sommersi mentre noi ci trovavamo con la prospettiva di un temporale.

“Lasciamo perdere?”

“Lasciamo perdere!”

Abbiamo modificato leggermente la regolazione del timone a vento e la Barca Pulita ha deviato, riprendendo la sua cavalcata verso Nord Est. I frangenti enormi prodotti dal franger del mare sul bordo esterno dell’atollo ci sono passati a fianco, sulla sinistra, mentre noi, sottocoperta, ricominciamo a studiare la carta per cercare di nuovo l’isola giusta per fermarci.

 In Irian Jaya la situazione è diversa: all’inizio dello scorso mese di giugno la regione ha dichiarato la propria indipendenza dall’Indonesia, In verità è stata solo una frangia politica a farlo, ma da quel momento, tutti i porti e gli aeroporti, nonchè le città principali sono presidiate da gruppi dell’esercito, che si limitano per ora a marciare e ad esibirsi in parate, per mostrare alla popolazione che quello è l’esercito dell’Indonesia, della quale fanno parte. Insomma la tensione sale e, dicono i pessimisti, la situazione potrebbe precipitare.

Guardo le isole scorrere in lontananza … per ora non c’è stato nulla di invasivo, ma l’avvicinarsi del mese di agosto e la presenza di turisti, potrebbe essere una buona opportunità per azioni dimostrative che portino la situazione a conoscenza dei media mondiali.

Noi non sappiamo bene come comportarci. Per esperienza sappiamo che sostando solo nelle piccole isole e nei villaggi lontani, non si corre alcun pericolo. Gli abitanti delle aree periferiche in questa zona di mondo non sanno mai quello che sta succedendo tra i ricchi e potenti, certo è però che in questo periodo ci sono in giro molte navi militari e il rischio potrebeb essere di essereintercettati da una di loro. A questo punto saremmo obbligati a fare l’entrata ufficiale e per questo a recarci in un centro importante,E lì potremmo diventare facile bersaglio.

Mha, vedremo!

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Primo contatto - Irian Jaya

Primo contatto – Irian Jaya

Le Molucche oramai se ne sono andate. La situazione politica e quella meteorologica ce le hanno rese inaccessibili. Peccato, ma sarà per la prossima volta. Adesso c’è l’Irian Jaya. Anche e anche qui il clima politico è caldino.

All’inizio dello scorso mese di giugno la regione ha dichiarato la propria indipendenza dall’Indonesia, In verità è stata solo una frangia politica a farlo, ma da quel momento, a quel che ci consta, tutti i porti e gli aeroporti, nonchè le città principali sono presidiate da gruppi dell’esercito. I militari  si limitano per ora a marciare e ad esibirsi in parate, per mostrare alla popolazione quello che è l’esercito dell’Indonesia, della quale fanno parte. Per ora non c’è stato nulla di invasivo, ma l’avvicinarsi del mese di agosto e la presenza di turisti, potrebbe essere una buona opportunità per azioni dimostrative che portino la situazione a conoscenza dei media mondiali.

Noi non sappiamo bene come comportarci. Per esperienza sappiamo che sostando solo nelle piccole isole e nei villaggi lontani, non si corre alcun pericolo. Gli abitanti delle aree periferiche in questa zona di mondo non sanno mai quello che sta succedendo tra i ricchi e i potenti, certo è però che in questo periodo ci sono in giro molte navi militari e il rischio potrebbe essere quello di venire intercettati da una di loro. A questo punto saremmo obbligati a fare l’entrata ufficiale e per questo a recarci in un centro importante e lì potremmo diventare facile bersaglio.

Primo contatto - Irian Jaya

Primo contatto – Irian Jaya

Per ora dunque ci siamo fermati in un posto completamente disabitato. Si tratta di una baia molto vasta, nella parte sud della penisola……

Il mare è calmo e liscio come in un lago. Le onde che ci hanno accompagnato fino a ieri, si sono fermate fuori, schermate dall’entrata sud della baia.

La costa è un susseguirsi di piccole insenature, al fondo delle quali c’è una spiaggia bianchissima. Poi, pochi metri più in là, comincia una vegetazione fitta, verde e rigogliosa, che si arrampica sulla roccia e arriva fino in cima alla montagna. Dove non c’è sabbia, c’è una costa rocciosa, nella quale il mare ha eroso mille buchi e centinaia di caverne, dove pare che un tempo, gli abitanti delle isole vicine, venissero a seppellire i propri morti.

Gen 012000
 
Verso le molucche - Lat, 9° 19' Sud Long 130°9' Est

Verso le molucche – Lat, 9° 19′ Sud Long 130°9′ Est

Abbiamo rotto la randa di Maestra. Siamo a 60 miglia dall’Isola di Yamdena, una delle più orientali delle Molucche. Navighiamo con solo tre vele e facciamo fatica a risalire il vento che è piuttosto forte. Anche il mare è forte, e per questo, per il momento, abbiamo deciso di non tentare di riparare la randa mentre navighiamo. La rottura è avvenuta in alto, sopra la terza mano di terzaroli. La cucitura che dobbiamo rifare è di un paio di metri, e col mare mosso e il vento potrebbe richiedere molte ore, e c’è il rischio che venga male e che si debba poi rifarla da capo una volta arrivati.

Peccato.Finora navigavamo bene, nonostante il vento forte e i l mare grosso. Poi stamattina mi sono accorto che due dei 4 bulloni che tengono il timone a vento si stavano allentando. Abbiamo messo alla cappa e sono sceso sul barcherizzo per stringerli, una operazione facile che ha comportato solo un paio di lavate da parte di altrettante onde frangenti.

Verso le molucche - Lat, 9° 19' Sud Long 130°9' Est

Verso le molucche – Lat, 9° 19′ Sud Long 130°9′ Est

Poi per rimettere in rotta abbiamo strambato, ed è stato si, per il colpo di frusta, che la randa si è strappata. Colpa nostra, che con poca fatica in più avremmo potuto virare invece che strambare, ma probabilmente è anche la randa ad essere troppo vecchia.

Per il momento dunque non possiamo fare nulla. Continuiamo la rotta per Yamdena sperando che il vento non giri ulteriormente ad Est. Se continua come ora dovremmo arrivare entro domani. Speriamo di trovare una baia fuori mano per riparare le nostre magagne.